VINCENTE A 49 ANNI…

Cabalisti, pitcher vincente a 49 anni…

 

di Maurizio Roveri

Alla sua venticinquesima stagione in serie A, il mitico “Caba” ha vinto sabato la sua partita numero 166. Uno straordinario maestro per i giovani lanciatori della franchigia Godo-Verona

Roberto cabalisti con la maglia della De Angelis
© Godo Knights

Chilometri e lanci. Chilometri e lanci. E’ la vita di Roberto Cabalisti. Istruttore di guida a Rimini, “vecchio professore” del monte di lancio a Godo. L’insegnamento come vocazione. In auto mattina e pomeriggio, a far da scuola a chi vuol prendere la patente. Poi, finito il lavoro, di nuovo in auto per portarsi da Rimini a Godo. E ritorno. Tutti i giorni. Là, nella campagna ravennate, nel cuore della Romagna genuina, c’è il regno di Cabalisti. Lui è l’uomo del monte. E anche l’uomo dei record. Ha 49 anni. E da venticinque lancia in serie A, e ancora non è venuto il momento di fermarsi.
Sabato scorso sul diamante di Palermo, che porta fascinosamente il nome del leggendario Joe Di Maggio, il “Caba” con diciotto lanci pieni di sapienza ha assicurato una vittoria importante ai North East Knights della De Angelis Godo. Una vittoria che ha permesso ai “cavalieri” della Romagna di venirsene via dalla Sicilia con un 2-1 promettente e incoraggiante.
Cabalisti se l’è goduto intensamente, quel successo, perché è un fatto assolutamente eccezionale per un lanciatore italiano vincere una partita all’età di 49 anni nella IBL semiprofessionale di oggi. Anzi, da quel che mi risulta non ci sono precedenti in tal senso. Almeno per quanto riguarda il campionato italiano di massima serie degli ultimi quarant’anni.
Cabalisti ne ha già vinte tante, di partite. E’ arrivato a quota 166, è nella “top five” di tutti i tempi. Dovrebbe essere abituato alle emozioni di un successo. Però… il successo di sabato scorso aveva un effetto “speciale”: la prima perla della sua venticinquesima stagione in serie A.
Roberto racconta: “La partita vinta me l’hanno data d’ufficio, perché sono risultato il migliore rilievo dopo il lanciatore partente. Onestamente penso che la vittoria l’avrebbe meritata maggiormente Francesco Cozzolino. E’ stato il ragazzo di Latina il nostro partente, ha lanciato quattro ottime riprese. Poi, in una partita terminata per pioggia al settimo, abbiamo fatto un inning a testa: Johnny Rumenos, Matteo Galeotti e io. Sotto l’aspetto delle statistiche il mio inning è stato considerato il migliore, ecco perché è stata attribuita a me la partita vinta. Ho tenuto a zero punti i nostri avversari, pur concedendo qualcosina. Eh, non era semplice perché mi sono trovato di fronte la parte alta del line up Warriors. L’essere riuscito a non farli segnare, e dunque a mantenere una tranquilla distanza di sicurezza, è stato positivo. In parte è merito della difesa, che mi ha dato un buon aiuto, e in parte per le mie capacità”.
“Che effetto mi ha fatto vincere una partita anche a 49 anni? Sicuramente una bella soddisfazione, ma non voglio fermarmi a quota 166. Sono pronto a vincerne ancora”.
Non gli basta. Il quarantanovenne Roberto Cabalisti guarda avanti. Giusto. Lui è un leader e pensa da leader. Non si vincono 166 partite in carriera (ben 144 con la casacca dei Pirati di Rimini, nel periodo 1989-2008) se non si hanno certe caratteristiche. “E’ un discorso mentale, innanzitutto. Riguarda il carattere. Un lanciatore che vuole essere un vincente sa cosa deve fare per cercare, sempre, di portare al successo la propria squadra. A volte si riesce a vincere, a volte no. Ma un lanciatore sorretto costantemente dalla giusta mentalità, quando arriverà a fine carriera potrà dire: be’, qualcosa di buono l’ho fatto”.
E non c’è dubbio: Cabalisti – veneto, classe 1961, in serie A dal 1984 – di cose apprezzabili ne ha fatte tante. Ci sono stati campionati con 11 partite vinte e 1 sola sconfitta (1990) o con 14 vittorie e 3 perse (stagione 2002). E tanta gloria anche in maglia azzurra. Quarantasei presenze. A cominciare dai Mondiali del 1988 in Italia, poi gli Europei del 1989 vinti dall’Italia a Parigi, gli Europei del 1993, i Mondiali del 1994, gli Europei del ’95, l’indimenticabile esperienza dei Giochi Olimpici di Atlanta (1996), la Coppa Intercontinentale del 1997 e – nello stesso anno – i campionati europei. E ancora: il Mondiale del 1998, l’Europeo del ’99, fino alle Olimpiadi di Sydney 2000.
A questo punto ci permettiamo di fare un “giochino” con Cabalisti, professore di baseball. Lo coinvolgiamo in una classifica, quella dei migliori lanciatori italiani di sempre…
“Mi hanno detto che, a partire dagli anni ottanta, io sono il migliore in assoluto. Mi hanno considerato così, non soltanto per i 5 scudetti vinti con Rimini più una Coppa dei Campioni, ma anche e soprattutto per l’attività internazionale in maglia azzurra. Ho vinto due partite alle Olimpiadi di Atlanta, nell’edizione1996: una contro Corea e l’altra contro l’Australia. Sono l’unico lanciatore italiano ad aver vinto due partite ai Giochi Olimpici. E vincere due gare nella stessa edizione è un exploit notevole, sono fra i pochi al mondo ad esserci riuscito. Aspettano che io finisca la carriera per mettermi nella Hall of Fame, me lo hanno fatto già capire… Chiaro, comunque, che il lanciatore che più di tutti ha scritto la storia del baseball italiano resta Giulio Glorioso. Un mito di questo sport in Italia. Grande, grandissimo personaggio che è stato in attività dal 1948 (primo campionato ufficiale di baseball nel nostro Paese) fino al 1974. Lui, giustamente, va considerato il più grande, il re dei lanciatori. Ho avuto occasione di conoscerlo bene l’anno scorso ed è stato un momento particolarmente emozionante, lui mi ha abbracciato come fossi suo figlio, mi ha fatto i complimenti spingendomi a continuare”.
Di un personaggio come il Caba vorremmo carpire i segreti. I segreti di questa straordinaria longevità sportiva: “Amare lo sport al massimo del livello. Sentire il baseball come la quotidianità di ogni giorno. Peccato che non posso farlo di professione, non c’è un ritorno economico, non ci sono le condizioni per vivere di baseball. Sarebbe bellissimo viverlo a tempo pieno. Tutto il giorno sul campo. Quante cose si potrebbero realizzare! Quanto mi piacerebbe seguire tutti i nostri giovani al cento per cento e dedicare a loro tutto il tempo necessario”.
Roberto Cabalisti in serie A ha lanciato 2221 inning. Aggiungiamoci l’attività internazionale (quella con il club, più i 105 inning in maglia azzurra) e volendo calcolare una media di una dozzina di lanci per inning, si arriva a qualcosa attorno ai 28 mila lanci! Ventottomila lanci, circa. In gare ufficiali. Se poi volessimo aggiungere le amichevoli, gli allenamenti, l’attività fatta da ragazzo nel settore giovanile…
Vien da chiedere a Roberto: ma quel braccio lì non brontola mai? “Penso che se mettessi in fila tutte le palline che ho lanciato in vita mia, quasi quasi riesco a fare il giro del mondo! Eh, sono stati tanti tanti i lanci che ho fatto. Davvero tanti. E più ne faccio, più ne vorrei fare”.
Carriera interminabile, quella del Caba. Anzi, una carriera che a 49 anni… raddoppia. Perchè da quest’anno il veterano del monte di lancio ha assunto nel Godo anche un incarico tecnico. Facendo i salti mortali per realizzare entrambe le situazioni pur con il tempo limitato che ha a disposizione. Pitching coach. Roberto da questa stagione fa anche l’allenatore dei lanciatori. E non solo. Ecco una curiosità…
“D’ufficio il manager dei North East Knights Godo sono io! Nel senso che appaio io perché ho la tessera d’allenatore e di conseguenza tocca a me firmare i roster della squadra. Però chiaramente il mio vero ruolo nello staff tecnico è quello di portarmi come chioccia davanti a tutti i lanciatori e prepararli per un futuro prossimo che sia più roseo di quello che stiamo vivendo adesso. Si cresce anche passando attraverso esperienze dure. Gli alti e bassi sono inevitabili. Io sono felice di lavorare con dei giovani che sono stupendi nel loro entusiasmo, nella loro applicazione. Hanno tanta voglia di fare. Chiaramente il fatto d’avere un buon esempio davanti li aiuta molto. Li aiuta nell’assecondare tutte le mie richieste, nel seguire i miei consigli”.
E il prossimo traguardo al quale punta Roberto Cabalisti (oltre a cercare di vincere altre partite sul monte di lancio) sarà proprio quello di far diventare buoni lanciatori quel gruppo di ragazzotti che sono stati portati a Godo o che, comunque, fanno parte della franchigia GodoVerona. “La nostra è una società che ha scelto una linea ben precisa: investire sui giovani, lavorare per valorizzare gli italiani e per costruire qualcosa di prezioso per il baseball italiano di domani”.
E il Godo questo lavoro lo sta portando avanti con i fatti. Non con le parole. Nel roster della De Angelis ci sono diciassette giocatori di scuola italiana. Inevitabile: a qualcosa devi rinunciare quando fai una scelta – coraggiosa, ammirevole – di questo tipo. Però, va bene così. La piccola Godo (ma grande nello spirito) è orgogliosa della scelta fatta. Qualche giocatore d’oltreoceano in meno, qualche ragazzo di casa nostra in più. “I risultati potranno adesso essere altalenanti – racconta ancora Cabalisti – ma credo che la cosa più bella sia poter dire che hai lanciatori italiani e che si tratta di prospetti molto interessanti e che un giorno la nostra Nazionale potrà avvalersi di loro. Io ci credo. Vediamo di riprendere il ciclo positivo del baseball, perché in questi anni il baseball italiano è su una rotta ferma”.
“Godo lavora in prospettiva. Lavora per il futuro. E già nel girone di ritorno di questo campionato si vedranno risultati sicuramente più piacevoli di quelli raccolti nel primo mese di stagione. Lo spirito c’è. Abbiamo vinto due sole partite fino ad ora, ma vorrei ricordare che ci sono state gare contro Bologna e contro Rimini nelle quali ci siamo fatti rispettare. Abbiamo sfiorato l’impresa sul campo del San Marino. Sappiamo combattere”.
Fra i “prospetti” sui quali Roberto Cabalisti sta lavorando ci sono Francesco Cozzolino (classe 1991), Danny Salvador Forte (classe 1989), Francesco Grigoletto (classe 1987), Pietro Biggi (classe 1985). “Biggi e Grigoletto sono due ragazzi di Verona arrivati qui a Godo nel quadro della collaborazione con la società veronese, che fa franchigia con noi. Danny Forte è il giocatore che già avevamo l’anno scorso, ha le potenzialità per diventare un grande, però con lui c’è da lavorare a livello psicologico per abituarlo ad avere il giusto impatto sulle partite. Francesco Cozzolino, secondo me, è il prospetto più bello che ho nel mio roster di lanciatori. E’ destinato a diventare un giocatore da alti livelli. Ci vorrà tempo e pazienza, perché lui non era lanciatore. Giocava in un altro ruolo. Dunque, deve fare esperienza sul monte. Lo stiamo preparando veramente per poter arrivare ad un futuro importante. Potenzialmente ritengo Cozzolino uno dei giovani italiani più forti in circolazione. Deve imparare a gestire l’emotività. E deve capire che ha tutto per diventare un ottimo lanciatore. Lui era abituato a giocare in diversi ruoli. Noi, a Godo, vogliamo specializzarlo sul monte”.
Dieci pitchers. Un cast indubbiamente ampio, quello dei North East Knights Godo. Dieci… più uno. Uno importante, per gara2. Panagiotis Sikaras. Il greco.
“Sikaras – annuncia Cabalisti – è in arrivo. Dovrebbe essere a Godo giovedì. Con l’arrivo suo, possiamo dire di avere nel reparto lanciatori un potenziale enorme. Daremo fastidio a tanti”.
Tornando al discorso dei “prospetti” la franchigia GodoVerona ha ragazzi interessantissimi anche in altre posizioni e non soltanto sul monte di lancio. Una franchigia laboratorio.
“Esatto. Noi siamo proprio un laboratorio. Ecco, prendiamo come esempio il trittico di Palermo contro i Catania Warriors. Non abbiamo esitato a mettere in campo ragazzini che abbiamo scoperto in questa occasione, facendoli debuttare in IBL”.
Come Davide Benetti, terza base, ragazzo veronese non ancora sedicenne, nato il 20 maggio 1994. “Lo abbiamo schierato in gara2, s’è guadagnato una base su ball e ha segnato un punto. In gara3 lo abbiamo fatto entrare al sesto inning: primo turno in battuta, singolo al centro. E’ stato bellissimo. Abbiamo fermato il gioco e gli abbiamo consegnato la sua pallina, la pallina della prima battuta valida nella massima serie. Non ha ancora sedici anni”.
Veronese anche Benetti. Come diversi altri ragazzi di questa interessante franchigia. Probabilmente la franchigia più “vera”, per come Godo e Verona stanno interpretando questa collaborazione. Felicissima intuizione, quella del club ravennate, di scegliere il Verona Baseball come partner per la franchigia. Verona significa storia, organizzazione, idee chiare, bel settore giovanile. “Sì – conferma Cabalisti, le cui radici sono veronesi – io credo che Godo abbia fatto la scelta migliore. Verona può ricavare giocatori da tutto il Triveneto e dunque è un importante punto di riferimento per un territorio vasto e importante”. La collaborazione del club veronese con le altre società della zona andrà inevitabilmente a dare spessore alla franchigia di Godo con Verona. Insomma, ci sono i presupposti per costruire – un po’ alla volta – qualcosa di grande. E dare un futuro enorme al baseball del Triveneto.

Fotografia Maurizio RoveriPubblicato da Maurizio  Roveri
(C) Roberto Cabalisti
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